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Fabrizio De André la mostra | 16.07 — 04.10.2009
Ancora una mostra importante al Man di Nuoro (come arrivare al Museo in via Satta 27), del quale già vi ho parlato in passato e del quale continuerò a parlarvi molto in futuro.
Curata da Vittorio Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica (qui la prima intervista post rapimento ch'egli fece a De Andre'), Pepi Morgia, la nuova mostra (foto) offerta dal Man ai suoi visitatori è dedicata a Fabrizio De André (vedi Fondazione De André), grande uomo (vedi archiviodeandre.com), grande poeta e grande musicista (vedi documentario da La Storia siamo noi: Fabrizio De André, in direzione ostinata e contraria)..
Inutile forse che ve lo presenti oltre, lo conoscete tutti, potrei spendere solo parole d'ammirazione estrema, una creatività innata, una sensibilità unica, un talento senza eguali, se volete il mio parere il miglior cantautore di sempre nella storia della musica italiana.. ma soprattutto un uomo che una volta incontrata la Sardegna se ne innamorò perdutamente, non lasciandola più, nonostante la triste vicenda del suo rapimento (peraltro proprio nei giorni di apertura della mostra uno dei suoi ex-rapitori è stato fermato con un fucile in macchina e arrestato, corsi e ricorsi della storia..) e questo ai miei occhi lo rende ancora più grande.
“Mi sento più contadino che musicista. Questo è il mio porto, il mio punto d'arrivo. Qui voglio vivere, diventare vecchio...” (Fabrizio De André).
Così invece il MAN presenta De André in un breve estratto dalla più lunga introduzione alla mostra a lui dedicata (scarica la versione completa in formato PDF) :
Nuoro, a dieci anni dalla scomparsa di Fabrizio De André (qui l'intervista all'amico Paolo Villaggio che lo ricorda, ndr), rende omaggio alla sua figura e alla sua opera organizzando una grande mostra che ne racconti la vita, la musica, le esperienze, le passioni che lo hanno reso unico e universale, interprete, e in alcuni casi anticipatore, dei mutamenti, delle pulsioni e delle trasformazioni della contemporaneità.
La mostra affronta i grandi temi della poetica di De André: la società del benessere e il boom economico degli anni ’60, gli emarginati e i vinti, la libertà, l’anarchia e l’etica, gli scrittori e gli chansonniers, le donne e l’amore, la ricerca musicale e linguistica, l’attualità nella cronaca, i luoghi rappresentativi della sua vita; tutti in modo da dare il senso della sua capacità di parlare al singolo ma di essere universale, riconosciuto e amato dalle persone di ogni genere e età.
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alle 18:58
Laura Tussi
Fabrizio De André, un’ombra inquieta.
Ritratto di un pensatore anarchico – Edizioni Il Margine
Libro di Federico Premi
Recensione di Laura Tussi
Fabrizio De André ha sempre praticato consapevolmente l'esercizio del pensiero e la sua opera politica e musicale rappresenta una sapiente e radicale critica alla concezione borghese dell'esistenza.
L'autore del libro, Federico Premi, avvalora questa ipotesi tramite l'analisi dei manoscritti inediti di De André, disponibili presso il centro studi Fabrizio de André dell'Università di Siena, dove appaiono ricorrenti i riferimenti alla tematica anarchica e alla critica della società borghese. “È tempo di tornare nomadi. Siamo stati sedentari per troppo tempo. Bisogna rimettersi in cammino”. Fabrizio De André continua a ripetere questo concetto nelle sue canzoni e nei moltissimi appunti manoscritti.
La vita infatti è un continuo processo di metamorfosi, di cambiamento, di ricerca nella costante resistenziale e febbrile dell'erranza.
Secondo De Andrè, l'anarchia, oltre che forma di autogoverno alternativa all'attuale sistema di potere, rappresenta il solo antidoto contro l'omologazione sociale e culturale, contro la pianificazione categorica e l'arbitrio imperante. Tra gli aspetti più inquietanti dell'immobilismo della società contemporanea è l'assuefazione universale alla logica capitalista. Il verbo del fondamentalismo capitalista si è imposto ovunque, operando una drastica reductio ad unum, un’inaudita uniformizzazione, pianificazione, normalizzazione del sistema e omologazione culturale. L'umanità dovrà attuare presto un nuovo sistema politico ed economico e una diversa e più virtuosa cultura del confronto e dello scambio, non più fondate esclusivamente sul torvo e bieco valore del profitto e del tornaconto, nella realizzazione di un'utopia sommessa e confessata in versi, all'interno di un discorso cifrato ed elusivo nelle canzoni di De André, che canta una critica serrata al mondo borghese del conformismo allineato. Infatti, borghese è, in ogni tempo, l'invincibile inerzia dello spirito, l'ossessione per l'agio e la stabilità, matrice di ogni idolatria, che costituisce il momento statico immortale dell'esistenza del singolo e della società. La morale borghese è mortifera, in quanto vuole bloccare il divenire, nella pretesa di uniformare, omologare, conformare e rendere tutti gli uomini simili fra loro, equivalenti, intercambiabili, perché il borghese si preoccupa di essere integrato, allineato e leale con il sistema. Un'autentica rivolta esistenziale consiste nel riconoscere il proprio stato di uomini colonizzati e allineati, per liberarsi dagli ingranaggi del sistema e divenire Anime Salve, riappropriandosi di se stessi e della propria vita in modo unico e originale. Il potere persuasivo di ogni sistema, fondato su valori fissi e indiscutibili, provoca paura e disorientamento per ogni diversità e alterità anarchica, opposta all'ingranaggio del quotidiano. Il borghese non sa riconoscere il proprio intimo essere, l' “ombra inquieta” che si muove nelle pieghe dell'anima e della storia.
Il Faber pensatore affronta dunque i temi della borghesia e dell'anarchia come categorie dello spirito, del potere e della costante resistenziale, tra morte, solitudine e natura, tra follia e diversità, per cui l'artista diviene anticorpo del sistema vigente e cantore di bellezza e utopia.
Laura Tussi