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Second Life , il progetto Sardigna , Ambrose Birke e Mario Pireddu

Donatella Cambosu avatar Lunedì 23 Luglio 2007, 15:43 in Cronaca e politica, Cultura e società, Sardegna 2.0 di Donatella Cambosu

Tra i suoi tempi e i miei, pubblico solo oggi (dopo un paio di mesi di gestazione) l'intervista a Ambrose Birke, creatrice dell'isola di Sardigna su Second Life di cui ho già avuto modo di parlare.

(http://slurl.com/secondlife/Sardigna/123/171/32/ )

Ma sono contenta di questo ritardo, per un motivo fondamentale: dopo un lungo inverno in cui Second Life è diventato qualcosa alla moda di cui assolutamente non si può non parlare in termini entusiastici, sembra che i media in questi ultimi giorni si stiano scatenando a dare adosso al più famoso mondo virtuale, giunto secondo molti al suo sboom.

E quindi, riprendo, sono contenta perchè ora che Second Life smetterà di essere alla moda forse verrà finalmente fuori quel lato più innovativo, creativo, sperimentale che gli è proprio:  che non è farci i soldi, ma utilizzarlo come laboratorio per fare comunicazione, relazione, cultura, scambio, esplorazione del proprio e dell'altrui personalità e mondo interiore.

e ora ladies and gentleman, l'intervista ad Ambrose Birke.

 

 

 

 


 

Chi è Ambrose Birke nella vita reale?

Trent'anni, della Sardegna del nord, divido la mia vita tra la mia terra e Roma: lavoro in diverse università, svolgo ricerche sul rapporto tra didattica e nuove tecnologie della comunicazione. Da anni mi occupo di nuovi media e comunicazione, di socializzazione online e di costruzione collaborativa della conoscenza. Mi divido tra convegni, dibattiti, e uscite con amici che hanno poco a che fare con l'università. Mi interesso di varie cose, spesso più per curiosità o passione che per altro: fotografia, cinema, letteratura, videogames, tecnologia. Sostengo in modo convinto le battaglie per i diritti civili e la tutela delle libertà individuali. Adoro il blues e il jazz, come si può capire entrando in Sardigna, e tante altre cose che non elenco per non tediare.

 

 

Come ti è venuto in mente di creare Sardigna e cosa esattamente vuoi che sia? Pensi di farci del business?

È da circa un anno che analizzo la realtà di Second Life, e l'idea di creare uno spazio per la cultura e il patrimonio identitario sardo l'ho avuta sin da subito. Riflessioni e impegni mi hanno poi portato a realizzare il mio progetto solo recentemente, nell'aprile del 2007.

Ho esplorato per qualche mese l'universo in crescita di Second Life, con occhio analitico di chi fa ricerca sociale, ma anche con la curiosità di chi intuisce le potenzialità di una piattaforma per certi versi così banale e così innovativa allo stesso tempo. Ho provato diversi lavori in SL, tra cui – oltre all'inevitabile passaggio veloce sulle camping chairs – la lavavetri, la ballerina, la modella. Da subito ho deciso che potevo mettere in pratica le conoscenze e le competenze acquisite per creare qualcosa di valido. L'idea di Sardigna è nata quasi subito, ne ho discusso con alcuni colleghi e amici per un periodo forse anche troppo lungo, finché non sono riuscito a trovare energie e risorse per realizzarla. Il gruppo iniziale era ed è ristretto, tanto che la mole di lavoro è tuttora impressionante. La soddisfazione più grande è però sentire la gioia dei sardi, contenti per la creazione della loro patria virtuale, felici di avere un luogo familiare e un punto d'incontro fisso in SL. Non di rado dicono "qui mi sento a casa", e dichiarano spesso di essere contenti per l'assenza di stereotipizzazione o volgarizzazione volta unicamente al business, come accade in tantissime altre parti di SL. Dato che l'universo virtuale creato dalla Linden Lab non è un gioco, e non è semplicemente una chat, ma un ambiente di socializzazione aperto in cui poter fare praticamente ciò che si vuole (è un mercato delle idee quasi darwiniano, contano solo le idee buone), un progetto che ha per obiettivo la valorizzazione di un patrimonio culturale che dal passato guarda al futuro mi sembrava un'occasione da non perdere per ringraziare la mia terra (e la sua gente) per quel che ho ricevuto nascendovi. Non penso di fare del 'business' come le land che hanno ricreato luoghi "di plastica" in un'ottica puramente commerciale – legittima, ma non mia. Amo la mia terra, e i costi da sostenere per portare avanti Sardigna verranno ripagati seguendo strategie coerenti con la filosofia di fondo del progetto.

 

In generale, cosa pensi del fenomeno Second Life, cioè che tipo di dinamiche nuove (relazionali, culturali, economiche) credi sia in grado di generare?

Ho seguito in diretta e dal di dentro l'espansione di Second Life, in qualche modo con la consapevolezza che non si trattava di uno dei tanti mondi virtuali, ma del mondo adatto al grande pubblico, alle aziende, alle università, alle istituzioni. Che è poi quel che sta accadendo, anche dalle nostre parti. Non tutto è nuovo in Second Life, e non tutto – aggiungo – deve necessariamente essere nuovo. Alcune dinamiche replicano quelle della vita reale (d'altronde, è un mondo fatto di relazioni sociali), altre se ne discostano. Dal punto di vista delle relazioni, penso si possa parlare di una accelerazione dei normali percorsi di socializzazione (molti elementi in comune con le chat, ma SL non è una chat e il paragone è riduttivo), e mi riferisco alle amicizie, agli amori con tanto di matrimoni e divorzi, al business, etc.

 

 

 

Quali sono i progetti costruttivi che in questo momento stai realizzando per Sardigna? Hai dei collaboratori, dei partner?Hai molti visitatori?

Le prossime realizzazioni su Sardigna saranno sicuramente un auditorium per eventi e concerti, e uno spazio espositivo dall'aspetto originale. Per il resto, preferisco lasciare un po' di sorpresa. Ho un gruppo di collaboratori fidati, più una serie di costruttori che seguo durante i lavori. La media dei visitatori dell'isola è alta, se si pensa che non è stato fatto praticamente nessun investimento pubblicitario. In Sardigna abbiamo quasi sempre molto più traffico di altre land in qualche modo 'simili' per tipo di progetto.

 

Quanto tempo al giorno ci dedichi?

Diverse ore, anche se naturalmente dipende dai giorni e dai tanti impegni della Real Life. Esco da Sardigna per lavoro, per lo shopping o per serate a cui non posso mancare: feste di amici, lezioni che mi interessano, incontri di vario tipo. Porto spesso gli ospiti in giro per l'isola, sui monumenti o al jazz café che ho costruito, e lo faccio quasi sempre con un tappeto sardo volante (di Ìsili, per la precisione).

 

Il tuo avatar ti assomiglia?

No, è completamente diverso. La pelle di Ambrose, ad esempio, è chiarissima, mentre la mia è la tipica pelle scura sarda, olivastra, che d'estate diventa nera. Mi piacciono molto entrambe.

 

Stai tralascindo il fatto che in Real Life sei un uomo e non una donna, all'anagrafe sei Mario Pireddu .....

L'identità di Ambrose non è segreta, ho presentato il progetto pubblicamente in due sedi in sardegna, ne ho parlato a un incontro qui a roma in libreria, sta uscendo un pezzo su 7th floor, ho il mio blog, etc... la notizia è circolata fin da subito, anche se non gridata
Sinceramente la mia identità in SL è davvero quella di Ambrose, e lì sono donna e mi sento donna in modo del tutto naturale, parlo al femminile e impazzisco sul serio per le scarpe e gli abiti femminili da comprare... ci sono cani, volpi, macchine, mostri e esseri asessuati in SL... studio questi mondi da anni e le distinzioni "uomo in RL, donna in SL" le vedo prive di senso - a me non importa niente se l'avatar che ho di fronte in RL è uomo o donna, mi importa cosa fa, cosa dice, etc.
 

 

In questo momento, per un'azienda, un'associazione, un personaggio avere una presenza  su SL sembra essere diventato molto importante, fa immagine. Cosa pensi di questo, cioè secondo te, c'è qualche cosa di più e di diverso che si può fare su SL o semplicemente l'importante è esserci?

Penso che l'ingresso in Second Life sia oggi per molti quel che è stato l'ingresso sul web sul finire degli anni Novanta: a un certo punto tutti dovevano avere un sito, bisognava esserci a tutti i costi. Ecco allora che anche realtà che non avevano assolutamente bisogno di un sito web hanno deciso di comprare uno spazio, pagare qualcuno per la realizzazione delle pagine, etc., per poi ritrovarsi con un sito morto, non visitato, inutile. Alcune delle cose che ho visto in SL ricordano quel periodo di relativo 'boom', si tratta di vetrine vuote, disabitate, poco visitate, francamente superflue. Altre realtà invece hanno cercato di comprendere al meglio la natura del mondo relazionale di Second Life, investendo sull'innovazione mirata e sullo sviluppo di pratiche comunicative adatte al contesto unico di SL. Di sicuro, per molti c'è già stato un ritorno in termini di visibilità, dato lo spazio che i media tradizionali stanno dedicando al mondo della Linden Lab, ma questo non basta. Servono strategie basate sulla conoscenza approfondita delle complesse dinamiche sociali, relazionali, affettive, economiche del metaverso SL – che tengano conto anche del valore dello user generated content e più in generale del coinvolgimento e della partecipazione attiva degli utenti alla creazione di contenuti di valore.

 

qui anche un video  

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